Il piacere di stare insieme: costruire il coinvolgimento sociale nei primi anni Intervento precoce, un passo alla volta – 5
Nel precedente articolo abbiamo parlato di attenzione congiunta: quei momenti in cui bambino e adulto condividono l’interesse per qualcosa.
Ma perché un bambino dovrebbe cercare lo sguardo dell’altro, mostrargli un giocattolo o coinvolgerlo in ciò che sta facendo?
Alla base c’è qualcosa di ancora più semplice: il piacere di stare insieme.
Prima delle abilità sociali viene il coinvolgimento
Quando pensiamo alle abilità sociali immaginiamo spesso comportamenti come salutare, aspettare il proprio turno o giocare con gli altri.
Nei primi anni, però, la base è più semplice: il bambino scopre progressivamente che le altre persone possono essere interessanti, divertenti e prevedibili.
La mamma fa una faccia buffa e lui sorride.
Il papà interrompe una canzoncina e il bambino vocalizza perché vuole che continui.
Durante il cucù anticipa la comparsa dell’adulto e ride ancora prima di vederlo.
Sono piccoli episodi di coinvolgimento sociale.
L’adulto non è più soltanto qualcuno che dà da mangiare, prende un oggetto o aiuta a raggiungere qualcosa. Diventa parte del divertimento.
Quando l’altro diventa parte del gioco
Pensiamo alle bolle di sapone.
All’inizio il bambino può essere interessato soprattutto alle bolle: le guarda, le rincorre, prova a scoppiarle.
Poi le bolle finiscono.
- Il bambino guarda l’adulto.
- L’adulto sorride:
- “Ancora?”
- Il bambino vocalizza, tende la mano o sorride.
- Le bolle ripartono.
A quel punto non sono più soltanto le bolle a essere interessanti. Anche lo scambio con l’adulto è diventato parte dell’esperienza.
Negli NDBI relazione, motivazione, gioco condiviso ed emozione positiva non rappresentano semplicemente lo sfondo dell’intervento, ma sono parte attiva dell’apprendimento.
Entrare nel gioco, prima di provare a cambiarlo
Favorire il coinvolgimento sociale non significa chiedere continuamente:
- “Guardami.”
- “Vieni qui.”
- “Gioca con me.”
Molto spesso è più utile fare il contrario: entrare noi nell’attività del bambino.
Se fa correre una macchinina avanti e indietro, possiamo prenderne un’altra e farla correre accanto alla sua.
Se produce un suono divertente, possiamo imitarlo.
Se ama saltare, possiamo trasformare quel movimento in una piccola routine:
“Uno, due, tre… VIA!”
L’obiettivo iniziale non è modificare ciò che sta facendo, ma riuscire a diventare parte di quell’esperienza.
Seguire l’interesse e l’iniziativa del bambino è uno dei principi centrali degli interventi naturalistici.
L’imitazione può aprire una porta
Abbiamo già parlato in passato dell’importanza di imitare il bambino per entrare nel suo gioco.
Se l’adulto imita un movimento, un suono o un’azione con un oggetto, può accadere che il bambino inizi ad accorgersi maggiormente della sua presenza.
Si ferma.
Guarda.
Ripete l’azione.
Aspetta che l’adulto la ripeta ancora.
Da un comportamento inizialmente individuale può nascere così un piccolo scambio:
io faccio – tu fai – io faccio ancora.
È già una prima forma di reciprocità.
Costruire piccole routine sociali
Nei primi anni possono essere particolarmente utili giochi molto semplici:
- cucù;
- girotondo;
- canzoncine con gesti;
- bolle di sapone;
- giochi di movimento;
- palloncini;
- semplici giochi di imitazione.
La ripetizione permette al bambino di capire cosa sta per succedere e, poco alla volta, di anticiparlo.
L’adulto canta:
“Giro giro…”
e si ferma.
Il bambino sorride, vocalizza o fa un piccolo gesto.
Quella risposta ci dice qualcosa di importante: sta partecipando alla routine e vuole che continui.
Seguire il divertimento del bambino
Naturalmente, ciò che diverte un adulto non necessariamente diverte un bambino.
Per questo è importante osservare.
Il bambino si avvicina?
Sorride?
Ripete l’azione?
Cerca di farla continuare?
Ritorna spontaneamente verso l’adulto?
Oppure si allontana e mostra di non gradire?
Sono questi segnali a dirci se stiamo realmente costruendo coinvolgimento.
Negli NDBI si presta molta attenzione proprio alla motivazione e al piacere condiviso: un’attività educativa funziona meglio quando il bambino ha davvero voglia di partecipare.
Lasciare anche uno spazio
Coinvolgere non significa intrattenere continuamente il bambino.
Anche le pause fanno parte dello scambio.
Possiamo interrompere per un istante una canzone, fermare il palloncino prima di farlo volare oppure aspettare qualche secondo prima di riprendere un gioco.
Poi osserviamo.
Uno sguardo, un sorriso, una vocalizzazione o un piccolo movimento verso di noi possono significare:
“Continua.”
L’adulto risponde e il gioco riparte.
In questo modo il bambino non è soltanto destinatario dell’interazione: diventa progressivamente parte attiva dello scambio.
La relazione non è un premio
C’è infine un cambiamento di prospettiva importante.
L’adulto non dovrebbe essere soltanto colui che consegna un oggetto desiderato dopo una risposta corretta.
Può diventare egli stesso parte di ciò che rende piacevole l’esperienza.
Ridiamo insieme.
Ci sorprendiamo insieme.
Aspettiamo insieme.
Ripetiamo qualcosa che il bambino trova divertente.
È attraverso tanti piccoli momenti come questi che il bambino può scoprire che l’altro non è soltanto qualcuno da cui ottenere qualcosa, ma qualcuno con cui vale la pena condividere ciò che accade.
Dal piacere di stare insieme alla reciprocità
Uno sguardo, una risata, una piccola routine ripetuta, una pausa nella quale il bambino aspetta l’altro.
Sembrano cose semplici, ma stanno costruendo una competenza fondamentale: la disponibilità a partecipare a uno scambio con un’altra persona.
E quando stare insieme comincia a diventare interessante, possiamo costruire una delle strutture più semplici e importanti dell’interazione umana:
prima io, poi tu.
Nel prossimo articolo parleremo quindi di:
Un turno per ciascuno: la reciprocità prima dei giochi con le regole.
Fonti per approfondire
Rogers, S. J., Dawson, G. Early Start Denver Model for Young Children with Autism. Guilford Press.
Kasari, C. e colleghi. Studi su engagement, attenzione congiunta e modello JASPER.
Nadel, J. Studi sul ruolo dell’imitazione nello sviluppo dell’interazione sociale.
Orrù, F., Pinna, N. C. Gli interventi naturalistici evolutivi comportamentali per l’autismo: una guida operativa per professionisti e caregiver.




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