Scacchi e disturbi del neurosviluppo: molto più che allenare la mente
Una scacchiera, trentadue pezzi e una regola fondamentale: prima di agire bisogna fermarsi, osservare e pensare. Forse è proprio questo uno degli aspetti che rende gli scacchi interessanti nel lavoro educativo con alcuni bambini con disturbi del neurosviluppo . Non perché rappresentino una terapia, né perché possano genericamente “aumentare l’intelligenza”, ma perché permettono di esercitare diverse abilità cognitive, emotive e sociali all’interno di un’attività strutturata e motivante. Come accade con tutti i giochi, però, il valore educativo degli scacchi non dipende soltanto dalle loro regole. Dipende soprattutto da come vengono proposti, dagli obiettivi scelti e dalle caratteristiche del singolo bambino. Una palestra per le funzioni esecutive Per giocare a scacchi non basta conoscere il movimento dei pezzi. Il bambino deve mantenere alcune informazioni nella mente, controllare la risposta più impulsiva, confrontare diverse alternative e modificare il proprio piano quando la si...





