Prima delle parole: riconoscere e sostenere i primi gesti comunicativi -Intervento precoce, un passo alla volta – 2
Questa serie nasce dall’esperienza dello Studio Pedagogico Maieutica e dal lavoro maturato nell’ambito degli Interventi Naturalistici Evolutivi Comportamentali. Riprendendo alcuni temi approfonditi nel nostro libro, accompagneremo il lettore, un passo alla volta, dentro le competenze fondamentali dell’intervento precoce, con uno sguardo concreto, evolutivo e attento alla quotidianità del bambino.
Prima delle parole c’è già un dialogo
La comunicazione comincia molto prima che il bambino pronunci la sua prima parola.
Fin dalle prime settimane e poi, con sempre maggiore chiarezza, nei primi mesi di vita, tra il neonato e la mamma — o un’altra persona che si prende cura di lui — si costruiscono piccole protoconversazioni.
La mamma parla, il bambino risponde con un versetto. Il bambino sorride, l’adulto ricambia. Uno dei due si ferma e sembra lasciare spazio all’altro. Sguardi, vocalizzi, sorrisi, movimenti del corpo e brevi pause iniziano così a organizzarsi in una prima forma di dialogo. Non è ancora una vera conversazione, ma ne contiene già alcuni elementi fondamentali: l’attenzione reciproca, l’alternanza dei turni, l’attesa e il piacere di stare insieme. Adulto e bambino iniziano a coordinare vocalizzazioni e risposte secondo una struttura simile al “mio turno, tuo turno”.
Attraverso questi scambi, il bambino comincia a scoprire qualcosa di essenziale: un suo sorriso può richiamare un sorriso, un suono può ricevere una risposta, uno sguardo può avviare un incontro.
Il linguaggio nascerà anche da questa esperienza: prima delle parole, il bambino impara che comunicare significa entrare in relazione con qualcuno.
Dalle protoconversazioni ai primi gesti intenzionali
Nelle protoconversazioni dei primi mesi è soprattutto l’adulto a dare significato ai segnali del bambino: risponde a un vocalizzo, ricambia un sorriso, interpreta un movimento e lascia spazio a una nuova risposta. Attraverso la ripetizione di questi scambi, il bambino scopre progressivamente che ciò che fa può produrre un effetto sull’altra persona. Un suono può richiamarla, uno sguardo può mantenerne l’attenzione, un movimento può far comprendere un bisogno.
Con la crescita, questa prima reciprocità diventa sempre più intenzionale. Il bambino non si limita a partecipare allo scambio, ma comincia a utilizzare attivamente il corpo, lo sguardo e i gesti per trasmettere qualcosa.
Il bambino a questo punto può:
- alzare le braccia per essere preso;
- tendere la mano verso ciò che desidera;
- porgere un oggetto per ricevere aiuto;
- mostrare qualcosa che lo incuriosisce;
- salutare con la mano;
- scuotere la testa per rifiutare;
- alternare lo sguardo tra una persona e un oggetto;
- indicare, vocalizzare o cercare l’attenzione dell’adulto.
Inizialmente alcuni di questi comportamenti possono essere ancora poco chiari. Il bambino, per esempio, può prendere direttamente la mano dell’adulto e guidarla verso ciò che desidera. Gradualmente può imparare a porgere l’oggetto, guardare la persona, vocalizzare o utilizzare un gesto più preciso.
Non si tratta di sostituire le protoconversazioni con una nuova forma di comunicazione. Sorrisi, sguardi, vocalizzi e alternanza dei turni continuano a essere presenti, ma vengono progressivamente integrati in messaggi più intenzionali.
La comunicazione passa così da uno scambio sostenuto principalmente dalla sensibilità dell’adulto a una partecipazione sempre più attiva del bambino.
Gesti come mostrare, dare e indicare sono collegati allo sviluppo successivo del linguaggio. Mostrare e porgere un oggetto possono comparire anche prima dell’indicazione e rappresentano già importanti tentativi di coinvolgere l’altra persona.
Per questo, anziché domandarci soltanto quante parole utilizzi un bambino, possiamo chiederci:
In quanti modi riesce già a coinvolgere l’altro e a farsi comprendere senza usare le parole?
Cosa possiamo osservare?
Non è la presenza o l’assenza di un singolo gesto a descrivere lo sviluppo comunicativo del bambino. È più utile osservare come questi comportamenti si organizzano nel tempo e diventano parte di uno scambio.
Possiamo domandarci:
- utilizza modalità comunicative diverse?
- dirige i propri segnali verso qualcuno?
- attende o cerca una risposta?
- accompagna il gesto con uno sguardo o una vocalizzazione?
- comunica soltanto per ottenere qualcosa?
- cerca anche di mostrare, commentare o condividere ciò che lo interessa?
Quest’ultima distinzione è particolarmente importante.
Indicare per chiedere e indicare per condividere
Un bambino può indicare il barattolo dei biscotti perché ne vuole uno.
In questo caso utilizza il gesto per ottenere qualcosa dall’adulto.
Può però indicare anche un cane che passa per strada e poi guardare il genitore, quasi volesse dire: “Guarda! Lo hai visto anche tu?”
Qui il bambino non sta chiedendo l’animale. Sta cercando di condividere un’esperienza.
Nel linguaggio tecnico dell’Analisi del comportamento verbale, l’indicazione utilizzata per ottenere qualcosa può avere la funzione di un mand, cioè di una richiesta.
L’indicazione usata per mostrare o commentare qualcosa può invece assumere la funzione di un tact, quando è evocata da ciò che il bambino vede e riceve come conseguenza l’attenzione, il commento o la partecipazione dell’altra persona.
È importante ricordare che, nell’ABA, non è la forma del comportamento a stabilire se si tratti di mand o tact, ma la sua funzione. Lo stesso gesto può quindi assumere significati differenti a seconda di ciò che lo precede e della conseguenza che produce. Abbiamo approfondito questi concetti nell’articolo “L’ABA spiegata a mia nonna – Sesta parte: gli operanti verbali”.
Entrambe le forme di indicazione sono importanti. La seconda, però, contiene una componente sociale particolare: il bambino non vuole soltanto qualcosa dall’adulto, ma vuole coinvolgerlo nel proprio interesse.
Come sostenere i primi gesti comunicativi
Non occorrono esercizi costruiti appositamente. Le occasioni migliori si trovano spesso nella vita quotidiana.
Rispondere ai tentativi
Quando il bambino tende una mano, guarda un oggetto o produce un suono, l’adulto può riconoscere quel comportamento come un possibile tentativo comunicativo:
“Vuoi la palla?” “Ti aiuto ad aprire.” “Hai visto il gatto!”
In questo modo il bambino sperimenta che i suoi segnali possono essere compresi e produrre una risposta significativa.
Accompagnare le parole con i gesti
L’adulto può indicare, mostrare, salutare e utilizzare espressioni facciali mentre parla.
Il gesto rende il messaggio più chiaro e offre un modello naturale. Non è necessario chiedere subito al bambino di ripeterlo.
Lasciare un piccolo spazio
Durante un gioco conosciuto possiamo fermarci per qualche secondo prima di far partire la macchinina, soffiare le bolle o continuare una canzone. Questa breve pausa offre al bambino la possibilità di guardarci, avvicinarsi, vocalizzare o fare un gesto.
Appena compare un tentativo, il gioco riprende. La conseguenza è immediata e collegata a ciò che il bambino stava cercando di comunicare. La pausa deve però essere breve e adeguata alle sue possibilità. Non deve trasformarsi in una prova di resistenza o in una fonte di frustrazione.
Condividere ciò che interessa al bambino
Una torre che cade, un rumore curioso o un cane incontrato durante una passeggiata possono diventare occasioni per guardare insieme. Possiamo commentare con autentico interesse:
- “È caduta!”
- “Che rumore!”
- “Guarda, un cagnolino!”
Non è necessario pretendere che il bambino ci guardi negli occhi. L’obiettivo è costruire gradualmente un’esperienza condivisa tra il bambino, l’adulto e ciò che sta accadendo.
Cosa è meglio evitare
Sostenere la comunicazione non significa interrogare continuamente il bambino:
- “Cosa vuoi?”
- “Come si dice?”
- “Indica!”
- “Guardami!”
Se ogni tentativo diventa una prova, il bambino può perdere il piacere e la spontaneità dello scambio.
È meglio offrire un modello, aspettare brevemente e riconoscere anche forme comunicative ancora incomplete. Uno sguardo rapido, una mano tesa o una vocalizzazione possono rappresentare il punto di partenza dal quale costruire una comunicazione più chiara.
Anche trattenere troppo a lungo un oggetto desiderato può trasformare un’occasione comunicativa in una situazione frustrante. L’obiettivo non è costringere il bambino a produrre un gesto, ma creare le condizioni perché possa scoprire che comunicare è utile, comprensibile e piacevole.
Non aspettare soltanto le parole
I gesti non sono un ripiego da utilizzare fino a quando il bambino non parlerà. Sono una parte essenziale della comunicazione e continueranno ad accompagnare il linguaggio anche in seguito. Riconoscerli significa accorgersi che il bambino sta già cercando una strada per raggiungere l’altro. Sostenerli significa rispondere, offrire modelli e creare occasioni nelle quali comunicare abbia un significato reale.
Le parole arriveranno seguendo percorsi e tempi differenti. Prima ancora, però, possiamo aiutare il bambino a scoprire qualcosa di fondamentale: quello che faccio, mostro e comunico può essere compreso e condiviso da un’altra persona.
Nel prossimo articolo approfondiremo uno dei gesti più importanti dello sviluppo comunicativo: l’indicazione, una piccola azione capace di creare un ponte tra il bambino, l’adulto e il mondo.
Fonti per approfondire
Yoo, H., Bowman, D. A., Oller, D. K. The Origin of Protoconversation: An Examination of Caregiver Responses to Cry and Speech-Like Vocalizations. Frontiers in Psychology, 2018.
Nguyen, T. et al. Your Turn, My Turn: Neural Synchrony in Mother–Infant Proto-conversation. Philosophical Transactions of the Royal Society B, 2023.
Choi, B. et al. Show, Give, and Point Gestures Across Infancy Differentially Predict Language Development. Developmental Psychology, 2021.
Salo, V. C. et al. Exploring Infant Gesture and Joint Attention as Related Constructs and as Predictors of Later Language. Infancy, 2018.
Skinner, B. F. Verbal Behavior. 1957.
Orrù, F., Pinna, N. C. Gli interventi naturalistici evolutivi comportamentali per l’autismo: una guida operativa per professionisti e caregiver.


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