Imitare il bambino per entrare nel suo mondo
Quando si parla di imitazione, pensiamo quasi sempre al bambino che deve riprodurre un gesto o un’azione mostrata dall’adulto: battere le mani, far correre una macchinina, usare un oggetto nel modo corretto. Negli interventi con un'impronta naturalistica ed evolutiva come gli NDBI, però, l’imitazione può iniziare nella direzione opposta: è l’adulto a imitare il bambino.
Immaginiamo ad esempio che il bambino stia facendo girare la ruota di una macchinina, l’adulto prende un oggetto simile e ripete la stessa azione. Se produce un suono, l’adulto lo riprende con delicatezza. Se fa saltare un pupazzo, anche il pupazzo dell’adulto comincia a saltare.
Non è un semplice scimmiottamento di un'azione.
È un modo per comunicare:
“Ti sto osservando. Quello che fai mi interessa. Possiamo farlo insieme.”
Prima essere imitati, poi imparare a imitare
La psicologa francese Jacqueline Nadel ha dedicato una parte importante del proprio lavoro allo studio dell’imitazione come strumento di comunicazione. Secondo Nadel, l’imitazione possiede due facce complementari: imitare l’altro ed essere imitati.
Per alcuni bambini autistici può essere difficile osservare un modello adulto e riprodurne subito le azioni. Essere imitati, invece, può rappresentare una porta di ingresso più accessibile nella relazione: è l’adulto che entra inizialmente nel ritmo del bambino, senza chiedergli di abbandonare ciò che sta facendo.
Nadel descrive l’imitazione reciproca come un possibile sistema comunicativo, particolarmente importante quando il linguaggio verbale è ancora limitato. Il bambino può accorgersi che l’azione dell’altro assomiglia alla propria e iniziare a orientarsi verso di lui, ripetere l’azione o introdurre una variazione.
Il valore dell’imitazione è confermato anche dalla Reciprocal Imitation Training, un intervento naturalistico sviluppato da Brooke Ingersoll. In questo modello l’imitazione viene insegnata durante il gioco, seguendo gli interessi del bambino e alternando imitazione dell’adulto e del bambino. Gli studi hanno rilevato miglioramenti nell’imitazione spontanea e, in alcune ricerche, anche nel gioco simbolico, nel linguaggio e nell’attenzione congiunta.
Imitare il bambino racchiude diversi principi fondamentali degli Interventi Naturalistici Evolutivi Comportamentali:
- si parte dalla sua iniziativa;
- si segue ciò che in quel momento lo interessa;
- si costruisce un controllo condiviso dell’attività;
- l’interazione avviene dentro il gioco;
- la risposta dell’adulto è immediata e collegata all’azione del bambino;
- la relazione stessa diventa una conseguenza piacevole e significativa.
Gli NDBI non propongono infatti un adulto passivo che lascia semplicemente giocare il bambino. L’adulto osserva, entra nell’attività, costruisce reciprocità e introduce gradualmente nuove possibilità, senza prendere subito il controllo.
Come imitare il bambino nella pratica
La strategia può essere applicata attraverso pochi passaggi.
- Osservare. Prima di intervenire, bisogna capire che cosa sta facendo il bambino e che cosa sembra attirare realmente il suo interesse.
- Procurarsi un oggetto simile. Se possibile, è utile avere due macchinine, due tamburelli, due pupazzi o due serie di costruzioni. In questo modo l’adulto può imitare senza sottrarre il materiale.
- Riprodurre l’azione. L’adulto copia con naturalezza il gesto, il suono o il movimento del bambino, senza esagerarlo e senza trasformarlo in una caricatura.
- Aspettare. Dopo due o tre imitazioni, si lascia uno spazio per osservare la risposta. Il bambino potrebbe guardare, sorridere, avvicinarsi, ripetere il gesto o modificare ciò che sta facendo.
- Aggiungere una piccola variazione. Quando lo scambio è avviato, l’adulto può introdurre una novità minima: far saltare la macchinina, aggiungere un suono o mettere un cubo sopra l’altro. Se il bambino riprende la variazione, sta iniziando una vera imitazione reciproca. Questa progressione è proposta anche nella nostra guida operativa sugli NDBI.
Un esempio: la pista delle macchinine
- Un bambino fa scorrere avanti e indietro una macchina osservandone le ruote. L’adulto non gli chiede immediatamente di giocare in un altro modo. Prende una seconda macchina e ripete la stessa azione accanto a lui.
- Dopo alcuni scambi, il bambino guarda ciò che sta facendo l’adulto. A quel punto quest’ultimo introduce un rumore: “Vroom!”. Il bambino ripete il movimento, vocalizza oppure avvicina la propria macchina.
- Da un’attività inizialmente individuale è nato un primo gioco condiviso.
- Solo successivamente si potranno aggiungere una pista, un turno, una scelta, un ostacolo o una breve sequenza simbolica. L’ampliamento nasce dalla connessione, non dalla sostituzione forzata dell’interesse del bambino.
Imitare non significa ripetere qualsiasi comportamento
La strategia deve essere utilizzata con sensibilità. Non è opportuno imitare azioni pericolose, e in generale comportamenti socialmente inadeguati.
Non serve neppure pretendere che il bambino guardi negli occhi l’adulto. La risposta può manifestarsi attraverso un sorriso, una pausa, una vocalizzazione, un avvicinamento o una variazione del gioco.
L’obiettivo non è ottenere immediatamente una prestazione, ma far nascere un’esperienza di reciprocità.
Entrare prima di guidare
Imitare il bambino cambia la posizione dell’adulto. Prima di mostrare qualcosa di nuovo, gli comunica di aver visto ciò che già esiste.
È spesso da questa esperienza che può nascere il passaggio più importante: il bambino non gioca più soltanto vicino all’adulto, ma comincia a giocare con lui.
Negli NDBI la relazione non è semplicemente lo sfondo dell’apprendimento. È il luogo nel quale l’apprendimento diventa possibile.
Fonti per approfondire
Nadel J. (2024). Imitare per crescere. Nello sviluppo infantile e nel bambino con autismo (2ª ed.). Giovanni Fioriti Editore.
Nadel J. (2015). Perception–action coupling and imitation in autism spectrum disorder. Developmental Medicine & Child Neurology, 57, 55–58.
Escalona A., Field T., Nadel J. & Lundy B. (2002). Brief report: Imitation effects on children with autism. Journal of Autism and Developmental Disorders, 32, 141–144.
Contaldo A. et al. (2016). The Social Effect of “Being Imitated” in Children with Autism Spectrum Disorder. Frontiers in Psychology, 7, 726.
Ingersoll B. & Schreibman L. (2006). Teaching reciprocal imitation skills to young children with autism using a naturalistic behavioral approach. Journal of Autism and Developmental Disorders, 36, 487–505.






Commenti
Posta un commento